Monday, June 26, 2017

Dove sono finite le scrittrici italiane?

Colleghi italiani!

Ho scritto un brano per un sito Web, Literary Hub, il quale parla di libri e il mondo delle lettere. Per precisare, intendo: il mio brano è dedicato al mondo di lettere italiane!

E quel brano pone una domanda importante: dove sono finite le scrittrici italiane più importanti?

(In inglese: "Where are the great Italian women writers? Jeanne Bonner visits the Salone del Libro to look beyond Ferrante." Quell'ultima parte -- 'oltre Ferrante' -- è importante)

Cioè, esistono le scrittrici brave ma come mai non hanno piu' successo in Italia?

Come mai la maggior parte degli autori su quasi qualsiasi elenco dei libri piu' importanti dell'anno sono uomini?

Con questa domanda in mente, sono partita per il Salone del Libro a Torino il mese scorso -- alla ricerca, appunto, delle scrittrici italiane.

L'articolo l'ho scritto in inglese, ma qui voglio fare un piccolo riassunto.

Nel brano cito alcuni esperti, comprese Loredana Lipperini e Tiziana De Rogatis, le quali hanno partecipato ad un incontro durante il Salone dedicato ai libri di Elena Ferrante.

E durante la discussione, è saltato fuori qualche commento che mi ha colpito molto.

Tipo: In Italia "pesa lo sguardo dei maschi nei confronti delle scrittrici."

La Lipperini ha aggiunto che Elsa Morante, riconosciuta ora come una delle scrittrici piu' importanti del secolo scorso e della letteratura italiana, "venne accusata di sentimentalismo" quando le sue opere furono appena uscite.

De Rogatis invece ha messo fuoco sul fatto che quando si parla di un protagonista di una prospettiva cosidetto 'universale,' in Italia più che altro, si parla di un protagonista maschio.

Puo' essere una sfumatura innocente ma quali sono le conseguenze per le lettrici? Dove lascia le lettrici (e lettori) che cercano protagoniste che rispecchiano la vita da donna?

Per precisare, De Rogatis ha fatto questo commento su "I giorni dell'abandono" di Ferrante, ad esempio, "Ho provato delle emozioni enormi."

E certo!
 
 La Lipperini ha detto che all'estero "è consueto parlare del genere," ma della possibilita' di parlarne in Italia? Nulla da fare. O perlomeno, c'è ne meno entusiasmo -- e meno collaborazione.

Dopo la discussione, ho intervistato De Rogatis, e lei mi ha detto che certo, le cose stanno cambiando un po', con lo spunto della Ferrante, ma è "un processo piu' lento in Italia."

Ha aggiunto che c'è ancora "una casta maschile" letteraria e academica che si occupa del settore dei libri (che lo gestisce).

Insomma, ha detto, c'è "ancora strada da fare."

Inoltre vorrei accennarvi un brano che ho citato diverse volte nel mio articolo per Literary Hub: "Maschilismo e letteratura, cosi ci perdiamo noi uomini?" L'ha scritto Luigi Spagnol per Il Libraio e pone una domanda importante che ben o male solamente uno scrittore maschio potrebbe porre.

E non solamente quella domanda. C'è anche questo: "Perche' ci ostiniamo a non voler leggere il mondo attraverso, anche attraverso, gli occhi di grandissime artiste che hanno l'unico difetto di appartenere a un sesso diverso dal nostro?"

Poi lui controlla i vincitori di tutti i premi più importanti letterari. Indovinate un po' che ne vince la maggior parte?!

Io ho aggiunto un'altra cosa al mio brano per Literary Hub: E' da 2003 che una scrittrice non vince il premio Strega!

Si che le cose stanno cambiando. Basta dare un'occhiata alla cinquina per il premio Campiello (comprese Alessandra Sarchi e Laura Pugno -- che bello!).

Ma come ha detto Tiziano De Rogatis al Salone del Libro, c'è ancora molto strada da fare.

Vi invito di dare un'occhiata al questo mio articolo (potete trovarlo qui) -- e fatevi sentire!

-30-


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